Quanti di noi non si sono lasciati andare all’acquisto di un apparecchio di ripresa digitale? Probabilmente molti. Complice la grande pubblicità, la capillare distribuzione e non ultimo il notevole abbassamento dei prezzi.
Che bello poter scattare le nostre istantanee e poter vedere subito sul monitor l’esito della ripresa.
Ma ci sono anche i risvolti della medaglia. Quanti di noi hanno già un po’ di conoscenza di base del computer o hanno letto attentamente i sempre più voluminosi libretti di istruzioni degli apparecchi che acquistiamo?
Alla fine ci ritroviamo la memoria dell’apparecchio piena e…non possiamo cambiare il rullino e portarlo a sviluppare dal nostro fotografo di fiducia.
Anche se si riesce a scaricare le foto sul proprio computer non sempre si riesce a stamparle nel migliore dei modi. E poi, magari, quella che ci sembrava una bella foto sul piccolo monitor ora sul video del PC o stampata sulla carta con la nostra stampante non è poi così bella.
Questo corso è indirizzato a chi vuole andare oltre il semplice scatto.
L’immagine digitale ha un fascino irresistibile perché può essere nostra dalla ripresa fino alla stampa, un po’ come per il bianco e nero. Potremmo definire il computer la nostra camera oscura.
Cosa occorre?
Per la foto digitale occorre un apparecchio di ripresa o un sistema di acquisizione digitale. Ce ne sono ormai migliaia di tipi e, aimè, dopo pochi giorni vengono sostituiti da modelli sempre più evoluti rendendo il nostro acquisto già vecchio quando usciamo dal negozio.
E’ possibile anche ottenere un’immagine digitale da una analogica attraverso appositi dispositivi di acquisizione chiamati Scanner. Gli scanner possono essere di vari tipi ma sostanzialmente si dividono in scanner per originali piani opachi (i più comuni) oppure per trasparenti (gli scanner per negativi). I secondi sono i più utili al fotoamatore e, neanche a farlo apposta, sono i più costosi.
Per l’elaborazione occorre un personal computer che abbia delle caratteristiche specifiche che vedremo in seguito. Anche per questo valgono le stesse regole di mercato accennate sopra. Allora come fare per non stare sempre a rincorrere l’ultima novità?

Secondo me bisogna ritornare un po’ ai “santi vecchi”. Bisogna cioè cominciare ad accontentarsi di quello che abbiamo e, invece di rincorrere sempre l’ultima novità, bisogna imparare a far funzionare bene quello di cui disponiamo. Passare ad un sistema più evoluto o più performante è necessario solo quando abbiamo realmente bisogno del salto di qualità oppure quando i mezzi a nostra disposizione non sono più sufficienti per realizzare le nostre idee o quello che ci eravamo prefissato di realizzare.
Ma analizziamo i vari anelli della catena.
Scegliere la fotocamera digitale
Davanti ad una vetrina piena di fotocamere digitali molto spesso il nostro sguardo vaga e si perde sugli infiniti modelli. Quale acquistare?

Purtroppo gli addetti alla vendita troppo spesso non sono dei fotoamatori e quindi non riescono a darci quelle che sono le informazioni principali che ci occorrono. Il più delle volte la nostra scelta cade sul modello che ci piace di più esteticamente o che costa qualche euro meno degli altri.
La caratteristica più importante di un apparecchio da ripresa digitale è la risoluzione, cioè la quantità di pixel presenti nel sensore. Più elementi contiene e più la nostra immagine sarà ricca di dettagli. Dalle prime fotocamere da “un milione di pixel” di 4-5 anni fa siamo arrivati alle professionali da oltre 15 milioni di pixel. Senza scomodare le professionali direi che per un uso familiare un minimo al quale oggi non è più possibile rinunciare sono 3-4 Mpixel (ovvero 3 o 4 mega Pixel dove Mega vuol dire 1.000.000 = un milione). Per un fotoamatore il minimo sale a 5-6 Mpixel (5-6 milioni di pixel).
Il prezzo delle fotocamere è quasi sempre proporzionale al numero dei pixel presenti nel sensore.

Un’altra caratteristica importante è la lunghezza focale dell’ottica, quasi sempre zoom. Abituati alle ottiche intercambiabili delle nostra fotocamere reflex (28 mm il grandangolo, 50 mm il normale e 105 mm il tele) ci troviamo in difficoltà a dover scegliere un apparecchio che ha un escursione focale da 6 a 12 mm per fare un esempio. Questo cambio di numeri, che ci crea non poche difficoltà di raffronto, è dovuto alla dimensione del sensore che è sempre molto più piccolo del vecchio negativo 24x36 mm.
I costruttori ci vengono incontro dandoci, a volte, la focale equivalente sul formato standard 24x36mm. Troveremo scritto allora “35-105 mm equivalente” o “38-115 equivalente”, solo per fare degli esempi.
Normalmente tutte le fotocamere partono da una focale minima di 35-38 mm ed arrivano ad una massima di 90-110 mm. Le focali più corte di 35 mm, cioè i grandangoli, nel digitale si pagano extra.
La costruzione delle ottiche grandangolari per il digitale presenta infatti alcune complicazioni in più rispetto ai tele e naturalmente i costruttori se le fanno pagare.
Non stiamo poi a scomodare i tanto reclamizzati zoom digitali che portano la focale del nostro apparecchio anche a 200 o 400 mm equivalenti. Non servono praticamente a niente. Possiamo realizzare uno zoom digitale su una qualsiasi foto quando vogliamo con qualsiasi programma di fotoritocco.
Anche la luminosità delle ottiche è solitamente proporzionale al prezzo, quindi f2,8 più caro e f4 più economico; chiaramente neanche a farlo apposta un ottica più luminosa, f2,8, è migliore e ci consente di scattare anche in condizioni di luce scarsa.
Una caratteristica molto importante sono le dimensioni dell’apparecchio stesso. Esistono in commercio delle fotocamere veramente micro, ma che di “micro” hanno tutto.
Quando impugniamo la nostra fotocamera, ci deve stare in mano e i sempre numerosi pulsanti e pulsantini che ci sono devono essere utilizzabili… e non solo dalle piccole dita di un bambino. Non ci lasciamo ammaliare dalle piccolissime dimensioni. Una fotocamera tenuta solo tra il pollice e l’indice della mano destra non può essere tenuta in modo da evitare il mosso.

Una cosa da non sottovalutare assolutamente è il tipo di alimentazione elettrica. Solitamente nelle fotocamere più piccole l’alimentazione è data da accumulatori al litio dedicati che hanno il pregio di avere un autonomia superiore alle comuni batterie. In questo caso bisogna fare attenzione perché a volte il caricabatteria non è compreso nella scatola e se comperato separatamente costa un bel po’ di euro.
Il mio consiglio è quello di rivolgerci a quegli apparecchi (visto che ce ne sono migliaia) che hanno la possibilità di essere alimentati dalle comunissime pile stilo. Questi apparecchi possono essere alimentati anche dalle stilo ricaricabili che hanno un prezzo modico e lunga vita. Anche i caricatori costano poco. In caso di pile esaurite basta andare in un qualsiasi negozio e comperare 4 batterie stilo e la nostra fotocamera è nuovamente pronta all’uso. Le batterie al litio dedicate non hanno questo pregio; sono fatte appositamente per quel tipo di apparecchio e quindi si trovano solo in pochi negozi specializzati. Quando sono scariche…ciao!

La memoria di un apparecchio digitale è l’equivalente del rullino in quelli tradizionali. Quando è piena non si scatta più. Solitamente insieme alla macchina digitale viene data una memoria che consente la ripresa di pochissime immagini. Il primo acquisto che un fotoamatore ha il bisogno di fare è l’acquisto di una memoria più capiente. La capacità di una memoria si misura in byte o meglio nei suoi multipli MB = milioni di byte e GB miliardi di byte dove il byte corrisponde a 8 bit il singolo valore digitale che può assumere uno dei due valori possibili “0” o “1”.
Per avere disponibili almeno 100 fotogrammi a risoluzione piena ed alla minima compressione occorre una memoria di almeno 128 MB per un apparecchio da 2 Mpixel e 256 MB per un apparecchio da 4 Mpixel ma molto dipende dal tipo di formato.
Riducendo la risoluzione e aumentando la compressione dei dati (con perdita di qualità) si può far entrare il doppio o anche il quadruplo di quanto detto sopra.
Chi va in vacanza ed è abituato a scattare una decina di rullini (circa 400 foto) deve prendere in considerazione l’acquisto di memorie più capienti (512 MB o 1GB) o di più memorie di formato più piccolo.
Nella dotazione di acquisto non dovrebbe mai mancare inoltre: un cavo di connessione al computer e un disco di installazione del software che permette alla nostra fotocamera di dialogare con il computer.
Fra gli accessori più utili ci sono: batterie ricaricabili di scorta e caricabatterie, memorie, aggiuntivi ottici grandangolari, piccoli stativi (cavalletti).
I filtri, per le fotocamere digitali non sono molto utili in quanto molti effetti grafici si possono realizzare dopo…seduti davanti al computer.
Gli Scanner

Come già accennato gli scanner sono essenzialmente di due tipi: gli scanner piani e quelli per negativi.
Per entrambi la caratteristica più importante è la massima risoluzione ottica. Anche per gli scanner non ci lasciamo abbindolare dagli enormi valori che ci vendono come risoluzione interpolata. Come per gli zoom digitali non serve assolutamente a niente.
La risoluzione è espressa in dpi (acronimo di “dots per inch” = punti per pollice) e ci indica da quanti punti sensibili è composto il sensore per una singola riga.
Per gli scanner piani una risoluzione di 1200 dpi è più che sufficiente per ottenere da una stampa 10x15 cm una gigantografia di 90 x 60 cm.

A volte questo tipo di scanner viene fornito di appositi accessori che permettono di acquisire anche i trasparenti e quindi, in teoria, anche i negativi. Dico in teoria perché i risultati che si possono ottenere non sono quasi mai eccellenti. Da un negativo 24x36 mm con la stessa risoluzione di 1200 dpi si può ottenere solo una accettabile stampa di 13x18 cm.
Gli scanner per negativi sono un’altra cosa. Prima di tutto la risoluzione ottica è sempre molto superiore: risoluzioni di 2800 dpi o 3200 dpi sono comuni ma per alcuni modelli si arriva tranquillamente a risoluzioni di 9000 dpi ed oltre.
In genere sono sempre molto più cari di quelli piani. Per le nostre esigenze di appassionati fotoamatori, senza troppe pretese, vanno molto bene risoluzioni da 2400 a 3200 dpi. Ci consentono di ottenere da un fotogramma 24x36 mm una bella stampa 40x60 cm.
Il personal computer

E’ lo strumento che permette di gestire le nostre immagini digitali. Per paralare a fondo delle caratteristiche di un PC non basterebbe un’enciclopedia; senza contare il fatto che andrebbe tenuta aggiornata ogni giorno per tener dietro alle continue novità introdotte.
Mi limiterò solo a descrivere quelle che dovrebbero essere le qualità minime di un computer da utilizzare per l’elaborazione fotografica amatoriale.
Lo schermo: dovrebbe essere come minimo un 17” (pollici di lunghezza della diagonale = 40 cm circa). I più moderni sono a cristalli liquidi LCD mentre i tradizionali e più economici a tubo catodico sono detti CRT. Se non abbiamo problemi di spazio è meglio spendere qualche euro in più per un monitor da 19” CRT che non il doppio o il triplo per un 17” LCD.
Il processore: è l’anima pensante del computer. Più veloce è la frequenza di funzionamento e più veloci saranno i “calcoli” che riuscirà a fare. Processori da 800 MHz sono la base di partenza. Processori molto comuni ora sono quelli che lavorano a 2,6 o 3 GHz. Teniamo ben presente che quando si elaborano immagini digitali riprese con apparecchi da 4 o 6 Mpixel i calcoli da fare sono veramente numerosi e non c’è cosa più noiosa nel dover aspettare qualche decina di secondi per ottenere solo una piccola anteprima di quello che stiamo per fare alla nostra foto.
Memoria RAM: è una memoria volatile (quando si spenge il PC si svuota) ad accesso velocissimo dove il computer carica i programmi e tiene “in mente” le cose che stiamo facendo.
La grandezza è espressa in MB (Megabyte = milioni di byte) e per uso fotografico il minimo indispensabile è di 256 MB. Per chi non ha problemi 512 MB va molto meglio. Più RAM c’è disponibile e più veloce è il lavoro del computer. Una volta terminata la memoria RAM infatti, il computer appoggia i dati in eccesso in apposite zone del disco rigido rallentando di molto i processi di elaborazione.
Scheda Video: è la periferica che si occupa di far dialogare il computer con il monitor. Ci sono schede video che costano un patrimonio. Sono ottimizzate per la gestione video di filmati o per i videogiochi. Quelle costosissime sono utili a chi utilizza potenti programmi di grafica. Una buona scheda video consente però di alleggerire il carico del processore che altrimenti utilizza risorse importanti per la visualizzazione. Quelle più economiche sono on-board cioè sono sulla piastra madre del PC; per i nostri utilizzi vanno molto meglio quelle separate.

Unità di archiviazione: detti più comunemente dischi rigidi o hard-disk sono la memoria permanente del nostro computer. Sul disco rigido si trova tutto: dai programmi ai file temporanei di internet, i nostri documenti, le nostre foto i programmi che permettono il corretto funzionamento di tutte le periferiche e tanti altri ancora.
La capienza è misurata nei multipli del bites e per queste unità si parla quasi sempre di Giga (Miliardi). Oggi sono molto comuni unità da 120 o 200 GB. Ogni tanto sarebbe bene dargli una controllata. Durante il lavoro infatti la scrittura dei dati non è sempre continua ma vengono scritti i settori trovati vuoti. Se un file è grande e non entra in un settore continuo viene “frammentato” in più parti. Questa frammentazione rallenta molto il lavoro. Un “defrag” periodico dell’unità tiene tutto in ordine e serve a rimettere “in fila” tutti i vari pezzi dello stesso file. Un’altra cosa che ogni tanto sarebbe bene fare è una copia di backup di tutto il contenuto del nostro disco rigido. Essendo l’unica memoria permanente del nostro computer se si rompe…addio.
Siccome fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio facciamo delle copie su disco almeno dei nostri documenti o delle nostre immagini; i programmi si possono sempre ricaricare, ritornare in Cina a rifare le foto è più difficile.

Unità di scrittura/lettura: sono i cosiddetti masterizzatori per CD o DVD.
Un tempo non molto lontano erano un lusso, oggi anche i più performanti masterizzatori DVD sono alla portata di tutti e vengono comunemente inseriti anche su computer di classe economica. La caratteristica più importante di queste unità è la velocità di scrittura-lettura. Attraverso queste unità è possibile salvare su supporti quali CD o DVD i nostri dati. Mentre i masterizzatori per DVD riescono a scrivere anche sui CD i masterizzatori per CD non possono scrivere sui DVD. Dovendo acquistarne uno è meglio rivolgerci a quelli per DVD.
La differenza tra un DVD ed un CD è in pratica solo nella quantità di dati che può contenere; ad occhio infatti sono praticamente indistinguibili (se non fosse per la scritta). In un CD sono contenuti solitamente 700 MB mentre un DVD ne contiene circa 6 volte di più e cioè 4,7 GB.
Il computer per funzionare ha bisogno anche di molte altre periferiche e componenti (mouse, tastiera schede di rete e audio, modem, etc.) ma solitamente, per l’uso che dobbiamo farne, quelli elencati sin ora sono quelli che dovrebbero farci scegliere un modello di computer invece di un altro.
Ultimo ma non ultimo due parole sui programmi e sulle piattaforme.
Da anni è in corso una battaglia tra Microsoft e Apple con le rispettive piattaforme Windows e MAC.
Chi dice che è meglio l’una, chi l’altra.
La migliore a mio avviso è quella per la quale riusciamo a trovare i programmi che ci interessa utilizzare e, molto spesso, è proprio quella che hanno i nostri amici per ragioni facilmente intuibili.
La migliore piattaforma o il miglior programma è inoltre quello che sappiamo usare meglio. Non siamo professionisti o programmatori. Limitiamoci, come già detto, a far funzionare bene quello che abbiamo a disposizione.
Per quanto riguarda i programmi di fotoritocco ce ne sono un’infinità e per ciascuno una considerevole dose di versioni più o meno aggiornate. Alcuni servono solo per ridimensionare le immagini, altri per correggerle cromaticamente, altri ancora per fare dei fotomontaggi. Dopo lungo girovagare quasi tutti i fotoamatori approdano sempre ad uno dei programmi più conosciuti: Photoshop nelle sue varie versioni o release.
Perché fare un corso per Photoshop
Come detto Photoshop (approdato alla versione CS2) è uno dei programmi più venduti conosciuti e piratati per l’elaborazione fotografica. Elaborare non vuol dire fare per forza dei fotomontaggi. Molto spesso Photoshop verrà utilizzato “solo” per migliorare la nostra foto: schiarirla o scurirla, aumentare un po’ la saturazione dei colori, ritagliarla, ingrandirla o rimpiccolirla, correggere le dominanti cromatiche, ripulirla da oggetti indesiderati, aggiungere effetti pittorici e molto altro ancora.
Photoshop è un programma professionale che consente di intervenire su tutti i parametri che costituiscono un immagine digitale. L’interfaccia utente del programma è però abbastanza ermetica e non si lascia scoprire tanto facilmente. Si rischia di aprire un immagine e di richiuderla dopo alcune ore presi dalla disperazione senza essere riusciti a farci niente; neanche un baffo.
Photoshop va imparato per gradi. Non è pensabile di fare una scorpacciata di spiegazioni. Dopo pochi minuti non ci ricorderemo più niente.
Occorre invece concentrarsi sulle cose essenziali e quelle che ci risulteranno più utili. Una volta presa dimestichezza con il programma ci potremo dedicare alle cose più difficili.
Quando si apre un immagine si possono eseguire varie operazioni.
E’ bene eseguirle in un certo ordine in modo da snellire il lavoro e non perdere informazioni importanti che non verrebbero più recuperate.
Photoshop è un programma che non si finisce mai di apprendere.
Quando poi con l’uso la conoscenza è quasi completa ecco che arriva la versione più aggiornata con nuove funzioni o potenzialità.
Lo scopo di questo corso è quello di imparare a gestire le nostre immagini per ottenere delle belle stampe e per archiviarle in modo corretto.
Un consiglio prima di iniziare: non pensiamo che gestire un’immagine digitale sia più veloce che stampare una foto in bianco e nero nel modo tradizionale. Lavorare al computer porta via tempo e la precisione non va mai d’accordo con la sveltezza.
Ultima raccomandazione: i computer non sbagliano mai. Se mai, siamo noi che non li conosciamo a fondo e che quindi non siamo in grado di comprendere alcune loro reazioni.
Spesso è come cercare di dialogare con un bambino: se vogliamo che faccia quello che vogliamo noi gli va detto nel suo linguaggio (purtroppo a volte molto diverso dal nostro).
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