Trattare in proprio il negativo BN è un procedimento alla portata
di tutti. Le fasi essenziali sono solo 3: lo sviluppo, il fissaggio
ed il lavaggio finale.
Il bagno di sviluppo serve per rivelare l’immagine latente che
si è formata sull’emulsione sensibile della pellicola
durante l’esposizione. In pratica i sali d’argento colpiti
dalla luce vengono trasformati dal rivelatore in argento metallico
nero, mentre quelli che non hanno ricevuto la luce rimangono sotto
forma di sale.
Il bagno successivo, il “fissaggio”, serve per eliminare
i sali d’argento non trasformati in argento metallico. Se si
estraesse dalla tank la pellicola prima di averla fissata questa diventerebbe
tutta nera proprio perché questi sali, potenzialmente, possono
ancora trasformarsi in argento metallico ad opera della luce.
Il lavaggio finale serve per rimuovere dalla gelatina dell’emulsione
tutti i residui chimici dei bagni precedenti.
Ma procediamo per gradi e vediamo cosa bisogna fare e quali sono gli
strumenti indispensabili per trattare in proprio un negativo BN.
La Sviluppatrice o Tank e il
caricamento della pellicola
Materiale occorrente:
- la tank
- un apribottiglie per tappi a corona o meglio l’apposito attrezzo
per aprire i caricatori
- un paio di forbici
La Tank è un contenitore che contiene la pellicola e che permette
di essere riempito e svuotato dai prodotti chimici senza però permettere
l’ingresso della luce.
Il caricamento della pellicola nella Tank è l’unica operazione
che va eseguita nell’oscurità più completa. Occorre
quindi trovare un ambiente che sia possibile oscurare completamente
(di solito un sottoscala, un ripostiglio o il bagno).
Su un piano di lavoro si dispongono in modo ordinato le varie parti
della tank: la spirale, il contenitore ed il tappo.
In più bisogna avere a disposizione un attrezzo che permetta
di aprire il contenitore metallico del rullino ed un paio di forbici.
Dopo aver ben memorizzato la posizione di tutti gli attrezzi si spegne
la luce e si apre il contenitore del rullino. Poi con le forbici si
taglia l’esca della pellicola e la parte finale (quella attaccata
al rocchetto). Si carica poi la pellicola della spirale.
Questa è l’operazione che per le prime volte appare più difficile.
Con un po’ di esercizio e con una pellicola di scarto (facendo
qualche prova) dopo i primi tentativi risulta abbastanza facile.
Una volta caricata la pellicola nella spirale la si mette nel contenitore
della tank e poi si tappa con il coperchio. A questo punto si può accendere
la luce.
Tutte le fasi successive dello sviluppo si svolgeranno in piena luce.
Suggerimenti: Caricare la pellicola in una spirale bagnata
o semplicemente umida può risultare quasi impossibile. Un trucco è quello
di asciugare bene e scaldare prima del caricamento la spirale con un normale
phon per capelli e tagliare con le forbici gli angolini del lato della pellicola
che si inserisce per prima nella spirale.
Preparazione dei bagni chimici.
I bagni che vanno preparati sono essenzialmente 2: il rivelatore e
il fissaggio. In pratica si preparano in due contenitori le giuste
quantità di sviluppo e di fissaggio, alla giusta concentrazione
ed alla giusta temperatura che normalmente è di 20°C (+/-
1°C).
I chimici si possono acquistare in polvere da sciogliere in acqua,
liquidi concentrati da diluire o pronti all’uso. I più comodi
(ma non sempre i più economici) sono quelli liquidi pronti
all’uso. In ogni caso le istruzioni allegate, se lette attentamente,
descrivono in modo completo il modo di impiego. Il materiale occorrente è il
seguente:
- un cilindro graduato in cc (centimetri cubici)
- 2 recipienti (uno per lo sviluppo ed uno per il fissaggio)
- un termometro abbastanza preciso
- una bacinella per portare le soluzioni a temperatura a bagnomaria.
Spesso si usano, per convenienza dei chimici liquidi concentrati da
diluire al momento dell’uso. La diluizione è sempre indicata
sul foglio di istruzioni del prodotto specifico ed è indicata
in genere i “parti”.
Per esempio diluire lo sviluppo 1+3 vuol dire 1 parte di sviluppo e
3 parti d’acqua.
Volendo preparare, ad esempio, 300 cc di soluzione (che è la
quantità necessaria allo sviluppo di un rotolino 35mm) si prenderanno
300cc diviso (1+3)=4 parti ottenendo 75 cc di sviluppo e 225 cc di
acqua.
Se la diluizione è 1+9 si prenderanno 300 cc diviso (1+9)=10
parti ottenendo 30 cc di sviluppo e 270 cc di acqua.
Una volta preparati i bagni dello sviluppo e del fissaggio si metteranno
nei rispettivi contenitori “ben etichettati” e si metteranno
a bagnomaria per portare le soluzioni a 20°C.
In inverno si prenderà dell’acqua calda mentre in estate
si useranno dei cubetti di ghiaccio o le comuni ghiacciaie per i frigoriferi
portatili. Agitando di tanto in tanto i flaconi si controllerà la
temperatura con il termometro fino al raggiungimento dei fatidici 20°C.
Suggerimenti: E’ sempre bene etichettare i flaconi con data di confezionamento
(se saranno riutilizzati), tipo di chimico e diluizione. Questo evita anche
lo spiacevole inconveniente di scambiare il fissaggio con il rivelatore ottenendo
al termine del trattamento una bella pellicola completamente trasparente. Alcuni
prodotti chimici contenuti nei rivelatori possono dare, in alcuni casi, reazioni
allergiche. Durante la manipolazione di qualsiasi prodotto chimico si
dovrebbero sempre indossare guanti in lattice o vinile e occhiali protettivi.
1° Bagno - Bagno di Sviluppo
Materiale occorrente:
- la tank già caricata con la pellicola
- la soluzione di sviluppo già pronta ed alla temperatura
di 20°C
- un orologio dove sia possibile vedere chiaramente minuti e secondi
Sul foglietto di istruzione della pellicola e/o del rivelatore sono
solitamente indicati i tempi di trattamento a 20°C della pellicola
per i vari rivelatori o del rivelatore per vari tipi di pellicola.
Si trova inoltre scritto il modo di agitazione: ad esempio 30 secondi
iniziale e poi 3 capovolgimenti della tank per ogni minuto.
Trattando per esempio la pellicola Ilford FP4 esposta alla sua sensibilità nominale
di 125 ISO con il rivelatore della Ilford “Ilfotec” diluito
1+31 si vede che il tempo di trattamento per lo sviluppo da rispettare è di
6 minuti.
Si prende la tank e si toglie il tappo (mi raccomando solo quello che
permette di introdurre i bagni e non tutto il coperchio), si versa
il rivelatore nella tank e si fa partire il cronometro.
Si tappa la tank e si agita capovolgendo la tank per 30 secondi, poi
si appoggia la tank sul banco. Eventuali bollicine d’aria che
possono rimanere attaccate alla superficie dell’emulsione della
pellicola si possono staccare battendo il fondo della tank sul banco.
Per ogni minuto trascorso si prende la tank e si agita 5-10 secondi
(4-5 capovolgimenti) fino al termine del tempo di sviluppo.
Sarebbe bene ogni tanto controllare anche la temperatura del bagno
con il termometro (specialmente se la temperatura ambiente è molto
diversa dai 20°C richiesti). Nel caso si noti una differenza di
più di 1°C si mette tutta la tank nel bagnomaria servito
per portare a temperatura i bagni.
Al termine del tempo si svuota la tank recuperando lo sviluppo solo
se questo è riutilizzabile, altrimenti, se è un “usa
e getta”, si butta via.
Suggerimenti: L’agitazione permette di controllare “parzialmente” il
contrasto finale del negativo. Agitando più a lungo si otterrà un
maggiore contrasto mentre agitando solo all’inizio e a metà del
tempo di sviluppo si ridurrà il contrasto generale del negativo.
Lavaggio intermedio - Bagno di arresto.
Materiale occorrente:
- 300 cc di soluzione al 2% di acido acetico o comune acqua
Questo bagno è consigliato ma non è indispensabile
e serve per bloccare l’azione dello sviluppo. Si può fare
con semplice acqua o più propriamente con una soluzione al 2%
di acido acetico.
In pratica lo scopo essenziale di questo bagno è quello di preservare
la vita del bagno successivo di fissaggio e permetterne un utilizzo
più lungo prima dell’esaurimento.
Quando viene fatto, anche il bagno di arresto, dovrebbe essere a 20°C
e protratto per 30 secondi 1 minuto circa ma la temperatura non è così importante
come per lo sviluppo.
Al termine si svuota la tank recuperando il bagno di arresto solo se
si tratta di acido acetico che è riutilizzabile molte volte.
Se il bagno è a base di semplice acqua si butta.
Suggerimenti: non avendo a disposizione l’acido acetico si può utilizzare
una soluzione di acqua e aceto di vino bianco (circa 10 cc di aceto
e 290 cc di acqua). La soluzione è usa e getta.
2° Bagno - Bagno di Fissaggio
Materiale occorrente:
- 300 cc di soluzione di fissaggio già preparato a 20°C
- un orologio dove sia possibile vedere chiaramente minuti e secondi
Si riempie la tank con la soluzione di fissaggio (solitamente tiosolfato
di sodio o di ammonio) e si fa agire sulla pellicola per 2 – 4
minuti sempre a 20°C (leggere sempre le istruzioni allegate al
prodotto in uso). Per questo bagno la temperatura e i tempi di trattamento
non sono così rigorosi come per lo sviluppo. In ogni caso meglio
abbondare (quindi meglio 4 minuti a 22°C che non 2 minuti a 16°C).Lo
scopo del fissaggio è, come già detto, quello di eliminare
i sali d’argento che non hanno preso parte alla reazione chimica
dello sviluppo per evitare che la pellicola si annerisca successivamente
durante l’esposizione alla luce.
Al termine si svuota la tank recuperando il fissaggio che si può adoperare
per vari rullini.
Suggerimento: volendo controllare che il bagno di fissaggio sia sempre
attivo si prende un pezzetto di pellicola da sviluppare e si mette
in un bicchiere di vetro con il fissaggio prendendo il tempo che impiega
a diventare completamente trasparente. Questo tempo non dovrà superare
la metà del tempo totale di trattamento indicato sul foglio
di istruzione (se il tempo indicato è di circa 4 minuti lo spezzone
deve diventare trasparente in 2 min; se impiega di più il fissaggio è da
buttare).
Lavaggio finale
Materiale occorrente:
- Acqua corrente
- Alcune gocce di imbibente
Una volta terminato il fissaggio della pellicola bisogna rimuovere
tutto il tiosolfato di sodio o ammonio che è rimasto nella gelatina
dell’emulsione. Questo serve per evitare che con il tempo si
formino sul negativo delle macchie marrone - giallastro di solfuro
di argento che rende il negativo inutilizzabile per la stampa.
Il lavaggio si fa con abbondante acqua corrente. I testi parlano di
almeno 30 minuti in acqua corrente. Per chi non ha problemi di bolletta
si toglie il tappo alla sviluppatrice e di mette sotto il getto del
rubinetto dell’acqua per i 30 minuti.
Per chi invece pensa che l’acqua sia un bene prezioso ecco un
metodo sperimentato e molto più ecologico. Si riempie la tank
con acqua, si tappa e si agita per 1 minuto poi si svuota e si riempie
nuovamente. Il tutto va ripetuto almeno 8-10 volte con un consumo di
circa 3 litri di acqua.
Nell’ultima acqua di lavaggio si mettono alcune gocce di imbibente
che ha il compito i impedire alle gocce d’acqua di aderire alla
superficie del negativo e di macchiarlo con il calcare durante l’asciugatura.
Suggerimenti: Un trucco per evitare le macchie di calcare è quello
di effettuare l’ultimo bagno con dell’acqua demineralizzata
o distillata addizionata con poche gocce di imbibente. Si lascia agire
per 2 minuti e si butta.
Asciugatura e conservazione del negativo BN
L’ultima fase è quella dell’asciugatura che viene
fatta di solito in modo naturale all’aria. Al termine del lavaggio
si toglie la pellicola dalla spirale e si appende ad asciugare con
delle mollette da bucato in posto riparato dalla polvere.
Il giorno successivo si taglierà il negativo in strisce da 4
o 6 fotogrammi e si riporrà negli appositi contenitori in pergamino
per la conservazione e l’archivio.
Suggerimenti: Alcuni giornali consigliano di usare delle apposite pinzette
per rimuovere l’eccesso di acqua dall’emulsione prima di appenderla.
Io lo sconsiglio vivamente. La gelatina bagnata è infatti delicatissima
e va trattata con cura per scongiurare graffi e ditate.
Per evitare che durante l’asciugatura si attacchi della polvere
alla gelatina del negativo bisogna metterlo ad asciugare in posto riparato
dalla polvere. In mancanza degli appositi (e costosi) armadi termoventilati
si può utilizzare un vecchio armadio o il box doccia.
A questo punto abbiamo il nostro negativo perfettamente
trattato e disponibile per la fase successiva e cioè la stampa su carta
in BN. Questa è la fase che richiede, ma solo all’inizio,
il maggior investimento economico di tutto il trattamento in proprio
del BN e cioè l’acquisto di un ingranditore e relativa
ottica.

Un
ingranditore non è altro che un proiettore che consente di
proiettare il nostro negativo sul piano di stampa dove metteremo
la carta sensibile. E’ composto da una lampada e da una lente
(condensatore) che convoglia il fascio luminoso sul negativo e da
un obbiettivo che ha il compito di riprodurlo il più fedelmente
possibile sul piano di stampa. Questo apparato si chiama testa dell’ingranditore
ed è sostenuto da una colonna verticale attraverso un dispositivo
che permette di allontanarla ed avvicinarla al piano di stampa per
poter realizzare ogni tipo di ingrandimento. I buoni ingranditori
ed i buoni obbiettivi come al solito costano molto, ma è possibile
trovarne alcuni in buone condizioni e perfettamente funzionanti nel
campo dell’usato a prezzi raggiungibili. Inoltre si possono
trovare vari tipi di testa: in BN, a colori, tarati per stampa su
carta multigrade, con sorgente di luce a condensatore, diffusa o
puntiforme. Per non creare troppa confusione si può dire
che il BN si può stampare con tutti i tipi elencati sopra
e che la maggior parte degli ingranditori che si trovano sul mercato
dell’usato sono per BN con luce condensata (che in linea di
massima sono anche i più economici.
Oltre all’ingranditore occorrono:
- misurini graduati per la preparazione dei bagni
- una serie di 3 bacinelle più grandi del formato della carta
che andremo ad usare (di solito i formati più utilizzati sono
il 20x30 cm o il 30x40 cm
- una serie di 3 pinze per carta che serviranno per maneggiare i
fogli nelle bacinelle
- un timer da stampa (non è indispensabile ma semplifica molto
il lavoro di stampa)
- un focometro (non è indispensabile ma serve per effettuare
un’accurata messa a fuco)
- un paio di forbici
- del cartoncino nero
- un termometro per controllare la temperatura dei bagni di sviluppo
- un locale che all’occorrenza si posa oscurare totalmente
- lampada di sicurezza (rossa tipo philips PF712E * 6H)
Materiale di consumo:
- carta fotografica in BN baritata o politenata, varie gradazioni
(almeno 0 – 2 – 4) o multigrade (in questo caso occorrono
anche gli appositi filtri o una testa dell’ingranditore dedicata
o a colori)
- soluzione di sviluppo
- soluzione di acido acetico 2% bagno di arresto (consigliabile ma
non obbligatoria)
- soluzione di fissaggio
- acqua per lavaggio finale
Ma andiamo per gradi e vediamo quali sono le operazioni per stampare
il nostro negativo.
Preparazione delle soluzioni di sviluppo
Su un piano si dispongono le 3 bacinelle (non troppo vicino alla luce
di sicurezza rossa che dovrà stare sempre ad almeno un metro
di distanza dalla carta sensibile).
Per la preparazione delle soluzioni si sviluppo, arresto e fissaggio
valgono le regole dette per lo sviluppo del negativo BN. Nel caso della
stampa cambiano le quantità di soluzione da preparare (di solito
almeno 1 litro ciascuna). La temperatura dei bagni per il trattamento
della carta non è così importante come nel caso del negativo
ma comunque è sempre bene non discostarsi troppo dai fatidici
20 °C. In ogni caso è sempre meglio “abbondare che
deficere”; molti sviluppi infatti diventano inefficaci se usati
a temperature inferiori a 17-16°C.
Solitamente si mette il bagno di sviluppo o rivelatore nella prima
bacinella a sinistra. Nella bacinella centrale si mette il bagno di
arresto e in quella a destra il bagno di fissaggio. Il trattamento è come
per il negativo: prima il bagno di sviluppo per circa 3 minuti poi
quello di arresto (circa 30 secondi) e per finire il bagno di fissaggio
(almeno 2 – 4 minuti). I tempi dipendono molto dal tipo di prodotto
che si sta utilizzando e di solito sui foglietti tecnici c’è scritto
tutto (diluizione, tempo di trattamento e resa).
In ogni bacinella si metterà la propria pinza per prendere la
carta e spostarla da una bacinella a quella successiva in modo da non
inquinare tra di loro i vari bagni.
Inserimento del negativo nell’ingranditore
e scelta del rapporto di riproduzione
La prima operazione da fare è quella di inserire il negativo
da stampare nel portanegativo dell’ingranditore. Il negativo
va maneggiato con tutte le precauzioni per evitare graffi, ditate e
polvere.
Si estrae il portanegativo dalla testa dell’ingranditore e si
apre. Si appoggia il negativo con la gelatina verso il basso (parte
opaca) sopra l’apposita finestrella, si richiude il tutto e si
inserisce nuovamente nella testa dell’ingranditore.
A questo punto si accende la luce e si proietta l’immagine sul
piano di stampa regolando la messa a fuoco con l’apposito pomello
cercando di ottenere il fuoco più nitido possibile (con diaframma
dell’obbiettivo da ingrandimento aperto al massimo). Si controlla
sul piano di stampa la dimensione dell’immagine con un righello
verificando che l’immagine stia sul formato di carta che abbiamo
per la stampa. Se vogliamo ingrandire l’immagine proiettata dobbiamo
alzare tutta la testa dell’ingranditore mediante l’apposita
manovella e ripetere l’operazione di focheggiatura. Al contrario
se vogliamo rimpicciolirla dobbiamo abbassare la testa dell’ingranditore
e focheggiare nuovamente. L’operazione di messa a fuoco va fatta
a tutta apertura del diaframma; in questo modo siamo sicuri che adoperando
l’obbiettivo con diaframma più chiuso di uno o due diaframmi
otterremo oltre che una miglio nitidezza, una profondità di
fuoco maggiore capace di compensare eventuali piccole ondulazioni della
carta da stampa.
Esecuzione del provino
Ora bisogna spegnere la luce e rimanere con la sola luce rossa di
sicurezza. All’inizio sembra tutto buio ma poi ci si abitua e
si riesce a vedere abbastanza chiaramente tutto quello che c’è da
fare.
L’importante, nella camera oscura, è mantenere sempre
un certo ordine per poter ritrovare sempre ogni oggetto anche nella
semioscurità.
La carta fotografica graduata è sensibile solo alla luce blu
quindi si può utilizzare la luce di sicurezza rossa o giallo-verde.
Se invece si utilizzano le più comode carte multigrade si deve
solo operare in luce di sicurezza rossa. Queste carte sono infatti
sensibili oltre che alla luce blu anche a quella gialla.
Si accende la luce dell’ingranditore e si proietta l’immagine
sul piano di stampa. Si maschera la luce dell’ingranditore con
il vetrino rosso dell’ingranditore. Si apre la busta della carta
da stampa e si prende un foglio o uno spezzone di foglio e si mette
sul piano di stampa in una zona importante dell’immagine. Si
chiude di 2 scatti il diaframma dell’obbiettivo dell’ingranditore
(se la massima apertura è f4 si porta a f8). Si regola il tempo
di esposizione del timer su 5 o 10 secondi poi si spegne la luce dell’ingranditore
e si toglie il filtro rosso davanti all’obbiettivo.
A questo punto si fa partire il timer e si espone per il tempo impostato
lo spezzone di carta. Al termine dell’esposizione si copre una
parte del foglio con del cartoncino nero e si ripete l’esposizione.
Questa operazione si ripete per alcune volte coprendo sempre una parte
maggiore della carta. Al termine avremo la nostra carta esposta a strisce;
ogni striscia è esposta per un tempo superiore rispetto a quella
precedente. Se abbiamo utilizzato il tempo di 5 secondi avremo delle
strisce esposte progressivamente per 5, 10, 15, 20, 25, e 30 secondi.
Sviluppo
Si immerge rapidamente il provino nella prima bacinella contenete
il rivelatore con l’immagine (che ancora è latente) verso
l’alto e si inizia a dondolare dolcemente la bacinella in modo
da tener sempre una agitazione continua. Dopo qualche secondo deve
incominciare ad apparire l’immagine. Con il trascorrere del tempo
l’immagine “viene su” cioè aumenta l’intensità dei
neri. Dopo 3 minuti si estrae il provino dal bagno di sviluppo e si
mette in quello di arresto (senza immergere le pinze dello sviluppo).
Dopo circa 30 secondi si estrae il provino dal bagno di arresto e si
immerge nella bacinella con il fissaggio. Si agita dolcemente per circa
2 – 4 minuti (vedere istruzioni del prodotto).
A questo punto si può accendere la luce della stanza e controllare
il risultato ma prima è sempre buona norma controllare di
aver richiuso il pacco della carta sensibile per evitare di doverla
buttare.
Sul nostro provino si cercherà il tempo di esposizione che ha
dato il miglior risultato in termine di grado di annerimento. Inoltre
si dovrà cercare di capire se l’immagine ottenuta ha il
giusto contrasto. Supponiamo di aver utilizzato una carta di gradazione
2. Se l’immagine è poco contrastata (piatta) si potrà stamparla
su una carta a gradazione superiore come la 3 o la 4 o la 5. Se l’immagine è troppo
contrastata si sceglierà una carta a gradazione inferiore come
la 1 o la 0 o la 00.
Esecuzione della stampa
Una volta determinato il giusto tempo di esposizione ed il giusto
grado della carta da utilizzare si passa alla realizzazione della stampa
vera e propria.
Si spegne la luce e si mette il vetro rosso sotto l’obbiettivo
dell’ingranditore poi si accende la luce dell’ingranditore.
Si prende un foglio di carta del formato e della gradazione desiderata
e si mette sul piano di stampa verificando che l’immagine sia
ben inquadrata. Molto utile per questo tipo di operazione è il
marginatore che è un attrezzo che serve a tener ferma e stesa
la carta e al tempo stesso serve a fare i bordi bianchi intorno all’immagine.
Si spegne la luce dell’ingranditore e si toglie il vetro rosso.
Si regola il tempo trovato con il provino sul timer. Si fa partire il
timer e si attende fin a quando la luce si spegne da sola senza toccare
il piano dove è collocato l’ingranditore per evitare delle
vibrazioni che portano ad un decadimento dell’immagine.
Si ripetono le fasi dello sviluppo. Al termine si accende la luce e
si controlla il risultato ottenuto. Raramente si azzecca tutto al primo
tentativo. A volte capita di aver valutato bene il contrasto ma di
avere un‘immagine troppo scura (troppa esposizione) o troppo
chiara (poco tempo di esposizione). In questo caso si ripete tutto
daccapo utilizzando un tempo di esposizione leggermente superiore o
inferiore.
Lavaggio finale
Al termine del trattamento bisogna eseguire un lavaggio accurato delle
copie stampate per portar via tutti i residui dei prodotti chimici
impiegati ed in particolar modo di tiosolfato di sodio o di ammonio
(il sale che fissa l’immagine). Il lavaggio si fa immergendo
le copie in una bacinella dove si crea un continuo rinnovo di acqua
per tempi diversi a seconda del tipo di carta utilizzata.
Per le carte politenate (la base è di politene) occorrono tempi
di lavaggio abbastanza brevi (circa 10 – 15 minuti). Le carte
baritate (le migliori) tendono ad assorbire maggiormente i chimici
(la base è carta di cellulosa) e quindi i tempi di lavaggio
sono molto maggiori (almeno 30 minuti). In ogni caso è consigliabile
leggere i fogli allegati alla carta ed al fissaggio per avere dati
più precisi.
Asciugatura
Una volta lavata la copia si mette ad asciugare ad
un filo con delle mollette (proprio come si fa per il bucato) fino
ad asciugatura completa. Le carte politenate impiegano un tempo abbastanza
breve e al termine rimangono abbastanza dritte. Le carte baritate ad
asciugatura ultimata di solito sono molto ondulate e necessitano di
una fase di spianatura che si può fare inserendole sotto un
pesante libro o stirandole con ferro moderatamente caldo sul dorso.