Spesso il primo apparecchio fotografico viene acquistato per poter
immortalare il miracolo della vita e della crescita dei nostri figli.
Chiunque possieda un apparecchio da ripresa si sarà sicuramente
cimentato in questo tipo di fotografia con i propri figli o nipoti
o figli di amici. La fotografia dei bambini non è però tra
le più semplici. Sfido chiunque a far stare in posa un bambino
per più di qualche secondo o per più di 2 o 3 scatti.

L’approccio
più giusto è quello di fargli fare ciò che vogliono
nel modo più spontaneo possibile. Far mettere in posa un bambino
vuol dire quasi sempre ottenere una serie di facce o di atteggiamenti
che nulla hanno a che fare con la loro vera personalità. Armiamoci
allora di pazienza, di un corto teleobbiettivo e troviamogli da fare
qualcosa che a loro piace. Dopo qualche istante il soggetto non farà più caso
a noi e così saremo liberi di osservarli nei loro atteggiamenti
più spontanei.
Un altro consiglio è quello di “abbassarsi” alla
loro altezza. Troppo spesso si vedono genitori che scattano delle istantanee
stando in piedi ed inquadrando verso il basso. La prospettiva in questo
modo schiaccia il bambino sul suolo. Allora mettiamoci in ginocchio,
seduti o anche sdraiati per terra con l’apparecchio fotografico
a pochi centimetri da terra e riprendiamoli nel loro vero mondo o come
li vedrebbe un loro coetaneo.
Per staccarli dagli sfondi (molto spesso poco fotogenici della casa
o della folla) usiamo un teleobbiettivo e diaframmi aperti oppure l’obbiettivo
normale (il 50 mm) avvicinandoci al soggetto in modo che maggiore sia
l’influenza di una messa a fuoco selettiva.

Il
ritratto è sicuramente un altro genere di foto in cui prima
o poi tutti i fotoamatori si cimentano. Che si tratti dei propri familiari,
amici, fidanzate, oppure di sconosciuti che troviamo in giro per strada
o in paesi esotici il ritratto è un tipo di fotografia che se
ben fatto può raccontare molto sulla personalità del
soggetto. Anche per la foto di ritratto come per i bambini l’obbiettivo
consigliato è un corto teleobbiettivo da 80mm fino a 135mm di
lunghezza focale. Per chi possiede uno zoom va sicuramente bene un
80-200 mm. Un medio tele ci consente di lavorare da una certa distanza
senza far sentire la nostra invadente presenza. Quando possibile evitiamo
di far mettere in posa le persone (se non sono fotomodelle di professione
o persone particolarmente fotogeniche) otterremo degli atteggiamenti
innaturali. La messa a fuoco deve essere rigorosamente fatta sugli
occhi del soggetto e la profondità di campo non dovrebbe estendersi
al di dietro degli orecchi (almeno per i primi piani).
La luce migliore per il ritratto è la luce morbida di una giornata
nuvolosa che illumina uniformemente il viso senza avere ombre nette
del naso, sopracciglia o mento. In interno va molto bene la luce di
una finestra diffusa da una tenda bianca. Il flash è una fonte
di luce molto direzionale e quindi porta gli stessi problemi dell’illuminazione
diretta del sole. Bisogna pensare che gli stupendi ritratti fatti in
studio da fotografi famosi sono realizzati con l’utilizzo di
molti lampeggiatori contemporaneamente e non sono realizzabili con
una sola luce lampo. Se la luce è scarsa è meglio scegliere
una pellicola più sensibile e fotografare sempre in luce ambiente.
Le pellicole rapide sono generalmente anche meno contrastate, particolare
che nella ritrattistica è molto apprezzato.
Se nell’inquadratura si fanno entrare anche le mani bisogna fare
attenzione che siano ben visibili (non mozzate dal taglio dell’immagine)
ma che non ingombrino a tal punto di essere loro il centro d’attenzione.
Bisogna inoltre fare attenzione che abbiano una postura naturale (non
sforzata) e che tutte le dita siano visibili.
Se ci allontaniamo un po’ dal soggetto possiamo riprenderlo interamente
o a mezzo busto e fare delle figure ambientate. Questo vuol dire collocare
il soggetto all’interno di un’ambientazione che può essere
una stanza di casa, il luogo di lavoro, un paesaggio eccetera. In questo
caso la profondità di campo deve essere più estesa e
l’ambientazione deve essere a fuoco come il soggetto principale
e raccontare qualcosa in più sulla personalità del nostro
soggetto. Il soggetto deve però rimanere la persona e non l’ambiente
circostante. Per questo tipo di immagini sono molto indicati gli obbiettivi
normali o i 35 mm. Grandangolari più spinti tendono a deformare
le normali proporzioni della figura e quindi sono sconsigliati.
Se ne abbiamo la possibilità facciamo più di uno scatto
per poi scegliere quello migliore (non bisogna mai essere tirchi con
la pellicola, in fotografia è uno degli errori più gravi
che si possano fare).
Se il soggetto guarda su un lato dell’inquadratura lasciamo un
po’ più di spazio su quel lato in modo che lo sguardo
non “cada fuori del fotogramma”.
Questi non sono che pochi consigli e piccole regole, ma come si sa
le regole sono fatte per essere violate e quindi si potranno usare
illuminazioni dure e pellicole contrastate se si vuol mettere in risalto
il carattere duro e deciso di una persona e tagli diversi in base a
quello che vogliamo trasmettere a chi osserverà le nostre foto.
La fotografia come tutti gli altri tipi d’arte è molto
interpretativa e spesso la creatività e l’originalità di
un’immagine derivano dal fatto che non sono state fatte come
vogliono le regole.
Un altro genere di fotografia in cui tutti più o meno ci siamo
cimentati è la foto di paesaggio. Quando si viaggia, capita
spesso di osservare affascinanti paesaggi e subito sorge il desiderio
di fotografarli; poi arrivati a casa, guardando lo scatto rimaniamo
delusi. Questo accade perché non è poi così scontato
ottenere dei buoni risultati nella foto paesaggistica, occorrono competenze
specifiche, tecniche e compositive, per restituire al meglio gli scenari
che osserviamo. Per paesaggio si intende tutto quello che ci circonda,
sia che sia campagna, montagna, mare eccetera.
Gli obbiettiviper
la foto di paesaggio vanno dal grandangolare fino al teleobbiettivo,
Chi possiede
degli zoom se la può cavare con un 28-70 mm ed un 80 – 200
mm. Con i teleobbiettivi si possono isolare dei particolari o appiattire
le prospettive. Con l’obbiettivo normale (il 50 mm) si possono
realizzare delle vedute con un senso prospettico molto piacevole
in quanto il più simile a ciò che vede l’occhio
umano. Ma senza dubbio nella foto di paesaggio quelli che fanno la
parte del leone sono i grandangolari dai 35 mm fino ai 20 mm. I grandangolari
sono degli obbiettivi che a partire dallo stesso punto di ripresa
ci consentono di abbracciare un angolo di ripresa maggiore rispetto
ad un normale. Di solito esaltano molto la prospettiva, a patto che
vengano inseriti nell’inquadratura più piani prospettici.
In più hanno una profondità di campo sempre molto elevata
che consente anche diaframmi f5,6 – f8 di avere tutto a fuoco
da pochi metri all’infinito. Per questo motivo vengono molto
impiegati nella foto paesaggistica. Ma come avviene spesso ci sono
anche dei difetti. Usando i grandangolari solitamente infatti si
corre il rischio di riprendere “troppe cose” e le foto
diventano difficilmente leggibili.
Alcuni apparecchi da ripresa specialistici sono ottimizzati per la
ripresa di foto panoramiche. Il formato del negativo è infatti
un po’ più largo del normale 36 mm. Questi tipo di formato
giova molto alla ripresa paesaggistica dando modo a chi osserva l’immagine
di poter spaziare con lo sguardo con un angolo maggiore del reale.
In campo amatoriale è possibile effettuare delle riprese con
il normale formato 24x36 mm e poi in fase di stampa tagliare la parte
superiore e/o inferiore della stampa in modo da cambiare le proporzioni
tra i lati dell’immagine.
Per la foto di paesaggio è sicuramente consigliabile scattare
qualche foto in più, cambiando il punto di ripresa, la focale,
l’inquadratura da orizzontale a verticale ed in caso di contrasti
di luce anche l’esposizione. Specialmente con le diapositive,
che non tollerano grosse variazioni di esposizione a causa della loro
scarsa latitudine di posa, è conveniente scattare oltre che
la foto con l’esposizione che ci consiglia la macchina anche
una sovraesposta e una sottoesposta di uno stop. Questo modo di scattare
si chiama braketing o esposizione a forcella e molti apparecchi moderni,
una volta impostati, lo fanno in automatico. Con gli apparecchi manuali
basterà fare uno scatto con diaframma più aperto ed uno
più chiuso oppure con un tempo più breve ed uno più lungo.
Naturalmente in più a quello correttamente esposto secondo il
nostro sistema esposimetrico.
Altre raccomandazioni: se si fotografa l’orizzonte (specialmente
quello del mare) bisogna fate molta attenzione che la linea sia perfettamente
orizzontale. Orizzonti che vanno in salita solitamente tendono a rovinare
anche una foto se pur bella. Spesso conviene eseguire più riprese,
con varie focali scattando al panorama in generale e poi scendendo
nel particolare attraverso un ottica tele. La nitidezza è quasi
d’obbligo. Può sembrare superfluo ma l’uso di un
buon tre piedi aiuta molto nella foto paesaggistica; ci permette di
chiudere un po’ di più il diaframma (allungando i tempi)
per aumentare la profondità di campo e far lavorare l’obbiettivo
nel campo della maggiore nitidezza (di solito a f8). In più ci
consente di esaminare con più calma l’inquadratura e di
studiarla meglio nei dettagli.
Un filtro molto impiegato nella foto di paesaggio sia a colori che
in bianco e nero è il “polarizzatore”. Questo filtro
serve ad “orientare” la luce che arriva verso l’obbiettivo.
Ruotandolo si può infatti selezionare tra tutte le radiazioni
luminose quella che ci dà i colori più saturi. Le immagini
con i cieli azzurri e le bellissime nuvolette bianche sono spesso ripresi
con questo tipo di filtro. Anche nella fotografia del mare il polarizzatore
aiuta molto eliminando i riflessi della luce sulla superficie del mare
e permettendo di vedere quello che sta al di sotto della superficie
di separazione.

La
città (ma anche il paese) danno molti spunti all’occhio
attento di un fotografo: statue, chiese, strutture architettoniche
moderne o antiche, ponti, piazze ma anche giochi geometrici di linee,
particolari, dettagli di un palazzo, linee di fuga eccetera.
Tutte
queste cose si possono presentare in modo anche molto diverso in
base al tipo di illuminazione dovuto alle varie ore della giornata
o anche all’illuminazione artificiale della notte. Molti fotografi
professionisti programmano le varie escursioni dopo un attenta pianificazione
fatta a tavolino osservando le cartine geografiche e le piantine
delle città che vogliono visitare, studiando l’orientamento
rispetto ai punti cardinali in modo da arrivare nella tale piazza,
di fronte alla facciata della tale chiesa, proprio quando la luce è di
taglio per ottenere il miglio risultato. Quante volte abbiamo appiattito
il contrasto di una stupenda facciata a causa di un sole di mezzogiorno
oppure di un controluce pieno?

Un momento veramente stupendo per riprendere
la città è poco
dopo il tramonto, quando c’è ancora la luce naturale e
le strade e/o negozi sono già illuminati dai vari tipi di lampade
elettriche. Gli scatti eseguiti in questo momento sono solitamente
molto interessanti proprio per il particolare tipo di illuminazione.
In
città, come in un paesaggio sconfinato sono utili sia i grandangolari
che i teleobiettivi. I primi ci consentono di dare profondità e tridimensionalità alle
figure architettoniche mentre i tele ci consentono di isolare particolari oppure
di schiacciare la prospettiva dei vari piani per ottenere foto irreali. Generalmente
con l’utilizzo dei grandangolari bisogna fare un po’ di attenzione
alle linee verticali, specialmente se poste ai lati del fotogramma. Accade
abbastanza spesso infatti che per riprendere interamente un palazzo o una torre
bisogna inclinare la fotocamera verso l’alto. In questo modo le linee
verticali diventano molto inclinate e questo è più marcato tanto
più si inquadra verso l’alto e tanto più si utilizza una
focale più corta. Con l’utilizzo di un 20 mm si può riprendere
una torre con una prospettiva tale da sembrare che ci cada addosso. Per ripristinare
la verticalità delle linee bisogna operare con la fotocamera perfettamente
orizzontale, allontanandoci, se necessario dal soggetto per farlo entrare tutto
nell’inquadratura e riprendere (di solito) anche una considerevole parte
di terreno. Per le tasche dei più fortunati esistono degli obbiettivi
particolarmente studiati per la ripresa di architettura. In questi obbiettivi è possibile
spostare l’asse di ripresa e/o inclinare l’obbiettivo stesso lasciando
il dorso della reflex perfettamente in bolla. Questo consente di mantenere
il parallelismo e la verticalità delle linee verticali.

Come per la foto di paesaggio l’utilizzo
di un cavalletto può risultare
molto utile, anche se in città può essere abbastanza
facile trovare anche molti “appoggi” naturali. Pali della
luce, muretti, panchine, davanzali, cancelli ci permettono di dare
uno stabile appoggio alla nostra fotocamera consentendo l’uso
di diaframmi più chiusi e tempi anche sensibilmente più lunghi.
Il cavalletto ci consente sicuramente di osservare meglio la scena
e di scegliere con più calma l’inquadratura in modo da
tagliar fuori particolari di disturbo indesiderati.