Immagini e realizzazioni
aggiornato al
R i c c a r d o G a z z a r r i
29 dicembre 2010

 

 

La Luce ed il Contrasto

La fotografia esiste perché esistono la luce e le ombre. E’ grazie alla luce e alle ombre che proietta quest’ultima che riusciamo a vedere gli oggetti, il loro colore, le forme. In assenza totale di luce tutto è solo ed esclusivamente nero. La luce, in base al punto di provenienza, dall’intensità e dalla temperatura, influisce in modo importante sul risultato finale di una fotografia. Conoscere queste qualità e saperle sfruttare è una delle basi del “saper fotografare”.
Iniziamo a vedere quali sono le caratteristiche della luce naturale (per intenderci quella del sole).

Direzione della luce (alle spalle , laterale, controluce)

Il sole è la fonte di luce per eccellenza ed anche la più naturale. La luce solare è generalmente una luce molto direzionale. Cambia però moltissimo le sue caratteristiche nelle varie ore della giornata, dall’alba fino al tramonto.
All’alba la luce è molto inclinata (arriva sui lati degli oggetti) ed ha un colore dorato. Le ombre che vengono proiettate sono molto lunghe. La differenza di luminosità tra le parti illuminate e quelle in ombra è molto elevata. Gli oggetti vengono quindi visti con contrasti di luce e cromatici accentuati. Il cielo è di un azzurro intenso.
Man a mano che ci si avvicina alle ore 12:00 il sole si alza andando a colpire gli oggetti dall’alto. La luce di mezzogiorno è una luce molto intensa bianca. Le ombre che proiettano gli oggetti sono molto corte, quasi inesistenti ed il contrasto delle immagini è spesso molto basso. Il cielo poi essendo uniformemente molto luminoso ha una resa scadente in quanto viene spesso reso sulla foto come bianco.
Con il proseguire del pomeriggio il sole si inclina nuovamente verso l’orizzonte ritrovando le caratteristiche indicate per la luce dell’alba.
Da queste brevi indicazioni si ricava che la luce delle zone centrali della giornata è, fotograficamente parlando, la meno indicata. Le stupende foto di paesaggio che siamo abituati ad ammirare per i colori saturi e per i contrasti accentuati sono spesso scattate dai fotografi professionisti o esperti nelle prime ore del mattino o nelle ultime ore che precedono il tramonto.
Mi raccomando, il sole sempre alle spalle!
Quante volte lo abbiamo sentito dire dai nostri padri? La luce che arriva da dietro illumina uniformemente la scena inquadrata creando ombre che vengono proiettate solo dietro agli oggetti stessi. Le foto fatte con la luce da dietro sono generalmente uniformemente illuminate ma non hanno profondità e sono solitamente piatte.
Una luce che proviene da un lato invece mette in risalto le forme degli oggetti e li rende tridimensionali. Le ombre, corpose, contribuiscono ad aumentare la sensazione di profondità.
Se poi la luce viene da dietro al soggetto principale si parlare di controluce fino ai controluce pieni nei quali il sole è direttamente presente nell’inquadratura.
La fotografia in controluce è spesso temuta dai fotografi alle prime armi perché tende a mettere in crisi i sistemi esposimetrici degli apparecchi fotografici. In effetti una luce molto forte che penetra nel campo inquadrato spesso “acceca” sia la cellula di lettura dell’esposimetro causando fotografie molto sottoesposte che i nostri occhi. C’è da dire però che con i moderni sistemi esposimetrici multicella o utilizzando la lettura esposimetrica spot si riesce a superare bene anche le situazioni più critiche. Per chi non possiede questi sistemi e si affida alla lettura media a prevalenza centrale, l’unico rimedio è quello di sovraesporre di due diaframmi (o tempi) o anche tre rispetto a quello che consiglia l’esposimetro. In questi casi è sempre meglio fare qualche scatto in più variando di uno o due diaframmi (o tempi) l’esposizione in modo da essere sicuri di portare a casa un negativo correttamente esposto.

 

Luce dura o morbida e temperatura della luce

05-02

Ma che cosa succede se il sole non c’è perché velato per esempio dalle nuvole?
Quando tra noi ed il sole ci sono le nuvole (o la nebbia o una forte foschia) la luce direzionale viene deviata in ogni direzione dalle nuvole stesse e cade sui soggetti in modo uniforme da ogni punto.
Le ombre nette quindi non esistono più e i soggetti acquistano un contrasto molto basso.
Si parla allora di luce “dura” quando questa è molto direzionale e di luce “morbida” quando quest’ultima è diffusa . La luce diffusa risulta molto efficace nelle foto di ritratto o quando si vogliano realizzare delle foto di “still life” cioè delle foto di oggetti statici fatte in interno. Un’ottima luce diffusa è data per esempio dalla luce diretta del sole che arriva da una finestra filtrata da una tenda sottile bianca. In questo caso è molto importante il colore della tenda che deve essere bianco. Una tenda colorata darà una dominante alla luce che ritroveremo sicuramente nella stampa finale.
Un’altra qualità che incide molto della luce è la sua temperatura. La temperatura della luce è in pratica il colore della luce e viene misurata in gradi Kelvin (la scala dei gradi Kelvin è simile a quella dei gradi Celsius ma ha lo zero spostato). A 0 °C (punto di fusione del ghiaccio) corrispondono 273 °K mentre 0 °K (corrispondenti a –273 °C) c’è lo zero assoluto (temperatura alla quale l’energia di ogni singola particella è zero).
La luce emanata dal sole o da un filamento metallico di una lampadina avranno colori diversi proprio perché è diversa la loro temperatura.
La luce solare di una giornata serena è di circa 5500 – 6000 °K ed è per questa temperatura che sono tarate le pellicole cosiddette Daylight.
Per questa temperatura di colore sono tarati anche i lampeggiatori o flash.
La luce del sole di una giornata coperta da nubi è molto più fredda e può arrivare anche a 8000 o 9000 °K ed è una luce bianca con intonazione sul blu spesso visibile su alcune foto di oggetti bianchi.
La temperatura di colore del sole all’alba o al tramonto è più calda (4500 – 5000 °K) e tende al giallo arancio.
Le luci artificiali hanno invece temperature di colore molto più basse e tendenti all’arancio rosso. Si va dai 2800°K per le comuni lampadine a filamento di tungsteno fino ai 1900 °K per la luce di una candela.
Dovendo fotografare  con queste sorgenti di luce, per non avere dominanti gialle sulla foto finale, si dovranno impiegare apposite pellicole tarate per luce artificiale a circa 3200 °K (dette anche Tungsten) o appositi filtri colorati di correzione. La tabella a fianco è abbastanza esplicativa.

Contrasto

Il contrasto è la differenza di luce che c’è in una scena tra le zone più luminose e quelle meno illuminate.
Avendo a disposizione un esposimetro con un ristretto campo di lettura (spot) possiamo quantificare la questa differenza. Possiamo avere differenze di soli 1-2 EV (valori luce) in un’immagine poco contrastata, 4-5 EV in una immagine contrastata. Ma è possibile che lo scartamento tra zone più illuminate e più scure sia anche maggiore, superando di gran lunga la latitudine di posa della pellicola (solitamente intorno a 5 EV oppure 5 diaframmi o tempi), rendendo praticamente impossibile esporre correttamente sia per le luci che per le ombre. In questi casi occorre stabilire ciò che ci interessa veramente nell’immagine ed esporre di conseguenza sacrificando una parte della scala tonale.
Nella pratica si parla di immagini contrastate o morbide. Alla base di tutto c’è comunque la luce e le ombre o gli accostamenti di colore. Scattando in momenti diversi della giornata ci possiamo rendere conto di come possa cambiare il contrasto della stessa scena e come il contrasto possa influire nel trasmettere sensazioni diverse a chi guarda l’immagine.

Soggetti con colori estremi (bianchi o neri)

Alcuni casi particolari sono rappresentati da scene di soggetti su sfondi omogeneamente bianchi o neri. Per esempio la classica foto sulla neve o alle spiagge bianche. In questi casi affidarsi alla lettura dell’esposimetro (che è tarato per dare una giusta esposizione solo con il grigio medio al 18%) non garantisce una giusta esposizione e quindi la giusta resa cromatica e di contrasto dell’immagine finale. Si dovrà tenere conto di questo con correzioni manuali dell’esposizione.
Soggetti su sfondi bianchi luminosi tenderanno a dare immagini sottoesposte (tendenti al grigio). Per riportarle al giusto contrasto e cromatismo si dovrà sovraesporre di 1 diaframma o anche 2 nei casi limite.
Al contrario sfondi scuri o neri uniformi portano a immagini sovraesposte (sempre tendenti al grigio). In questo caso si dovrà sottoesporre di uno o 2 diaframmi (o tempi).
Questi difetti sono dovuti agli esposimetri che riconoscono solo la quantità di luce riflessa ma non la qualità ed il colore della luce stessa.
Si può fare una piccola prova di questo caricando la macchina con una pellicola in BN e scattando foto a soggetti monocromatici e uniformemente illuminati (un muro bianco, uno giallo, uno blu, uno nero) utilizzando sempre i tempi e diaframmi che ci dà l’esposimetro in automatico.
Una volta sviluppata la pellicola otterremo una serie di fotogrammi tutti uguali cioè dello stesso tono di grigio (appunto il grigio medio al 18% di riflettanza).

05-04

 

Capitolo Successivo