immagini e realizzazioni



Breve storia della fotografia

Risulta difficile poter iniziare un corso di fotografia senza far menzione di quelle tappe fondamentali della storia che hanno portato alla scoperta ed all’invenzione della fotografia moderna. La parte storica della fotografia si concentra tutta negli ultimi 150 anni circa ,e le date si susseguono in modo frenetico a colpi di invenzioni e brevetti. La scoperta dei principi della trasmissione della luce attraverso un piccolo foro all’interno di una camera oscurata alla luce risalgono sicuramente ad epoche molto lontane.
Si può dire che:

“in principio era l’oscurità. Poi venne la luce!”.

 

L’invenzione della camera obscura ed il foro stenopeico

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Datare con precisione l’invenzione della camera oscura è praticamente impossibile. Del fenomeno della proiezioni di immagini attraverso un piccolo foro ne parla già Aristotele nel IV secolo a.C.

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Ad usare praticamente la camera obscura furono però per primi i pittori del ‘500 che se ne servivano per ricalcare con il carboncino le immagini capovolte sulle tele che poi avrebbero successivamente dipinto. Molti dei capolavori che troviamo nei musei sono stati dipinti con questo sistema. Il grosso difetto della camera obscura era che l’immagine era molto poco luminosa e per essere vista il pittore doveva stare fisicamente all'interno della camera. La camera obscura era quindi ingombrante e difficilmente trasportabile. 

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L’invenzione dell’obbiettivo

Il passo successivo fu quindi quello di dotare la camera oscura di una lente che convergesse il fascio di luce sul piano focale costituito da un vetro smerigliato in modo da aumentare l’intensità luminosa.
In questo modo il pittore poteva stare dietro all’apparecchio e ricalcare su un foglio l’immagine ripresa dall’obbiettivo. La camera oscura rimase ancora per secoli solo un utile ausilio dei pittori paesaggisti e ritrattisti che non avevano una buona mano.

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I primi materiali sensibili e l’otturatore

Nel 1727 H. Schulze, un medico tedesco, scoprì che i sali di nitrato d’argento per effetto della luce si annerivano. Schulze impregnava pezzi di cuoio nei sali d’argento che poi esponeva nell’apparecchio di ripresa. Era nata la prima fotografia. Aveva un solo grande difetto: la foto così realizzata poteva essere guardata solo per pochi minuti ed alla debole luce di una candela; poi diventava, irrimediabilmente,  tutta nera. Il fissaggio dell’immagine d’argento, infatti, non era ancora stato inventato!

Per avere la prima fotografia permanente dobbiamo ancora aspettare un secolo.
Nel 1827 Joseph Nicéphore Niepce ottenne la prima vera fotografia stabile nel tempo. Il procedimento si basava sul bitume di giudea (un tipo di fango) che spalmato su una lastra di peltro ed esposto in un apparecchio da ripresa per circa 8 ore diventava insolubile nelle zone dove era stato colpito dalla luce.
Lavando la lastra di peltro (nera) rimanevano attaccate solo le parti di bitume (bianco) esposte alla luce.

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Nel 1837 Louis Daguerre mette a punto il suo processo fotografico la Dagherrotipia. L’immagine realizzata su lastra di rame ricoperta da un sottile strato di argento andava osservata in controluce ed era ricca di dettagli  e, cosa più importante, grazie all’invenzione del fissaggio a base di iposolfito, l’immagine era stabile nel tempo. Per l’esposizione erano sufficienti pochi minuti. Nacquero i primi fotografi ritrattisti. Il difetto del dagherrotipo era che non si potevano farne delle copie; ogni esposizione dava vita ad una sola immagine.
Il problema fu risolto pochi anni dopo dall’inglese Fox Talbot che brevettò il primo negativo di carta (calotipo) e dette vita al procedimento negativo-positivo ancora oggi utilizzato.
Contemporaneamente furono inventati i primi obbiettivi composti da più di una lente in modo da avere immagini più luminose e meglio definite e fu introdotto il diaframma per regolare la quantità di luce e selezionare i raggi di luce che attraversano l’obbiettivo nella zona centrale(quella più nitida).
Qualche anno dopo, nel 1851, l’inglese Frederick Scott Archer brevettò la prima lastra di vetro al collodio. Nonostante dovessero essere preparate all’istante, usate umide e sviluppate subito dopo, richiedevano un’esposizione di alcune frazioni di secondo. Venne così la necessità di dotare gli apparecchi da ripresa di un otturatore in grado di regolare con precisione tempi di scatto inferiori al secondo. Fino a quel momento, infatti,  l’esposizione di qualche minuto, veniva fatta togliendo e rimettendo il tappo all’obbiettivo. Potendo fermare l’azione nacquero i primi fotoreporter d’azione.
Nel 1889, in America, il signor George Eastman brevettò la prima pellicola con base di celluloide. Tre anni dopo lo stesso George Eastman fondò la “Eastaman Kodak Company” destinata a diventare il più grande colosso dell’industria fotografica mondiale.
Nei 15 anni successivi tutto rimase praticamente invariato mentre la fotografia in Bianco e Nero diventava uno dei più potenti mezzi espressivi dell’inizio del 1900.
Ma l’inventività umana non ha mai fine e allora…

Le prime foto a colori

…nel 1904 i fratelli Lumière (quelli che inventarono il cinema) brevettarono la prima lastra positiva a colori Autocrome. Il principio si basava su una lastra di vetro sulla quale era stato depositato un sottile strato di cristalli trasparenti di fecola di patate colorati con i colori della sintesi additiva verde, blu e rosso. Sull’altro lato della lastra si trovava una comune emulsione al bromuro d’argento (in bianco e nero). La luce che colpiva l’emulsione in BN doveva quindi attraversare una miriade di cristalli che facevano da filtro ed impressionava il negativo in BN in modo diverso a seconda del colore e dell’intensità della luce. La lastra veniva poi sviluppata ed invertita per ottenere una diapositiva in BN.
Osservando per trasparenza la lastra si poteva vedere una diapositiva a colori (è lo stesso principio su cui si basa la televisione che forma l’immagine attraverso la fusione di puntini colorati di rosso, verde e blu).

Le emulsioni moderne

Il sistema Autocrome diventò popolarissimo e rimase in voga fino al 1935 quando la Eastman Kodak (americana) e, quasi contemporaneamente, la Agfa (tedesca) misero in commercio le prime pellicole per diapositiva a colori basate su tre strati colorati sovrapposti ad un negativo BN. Lo stesso principio sul quale sono basate le moderne emulsioni fotografiche a colori.
Da allora ad oggi i principi di base non sono stati cambiati; le migliorie sono state apportate alla stabilità ed alla purezza dei colori ed alla sensibilità delle emulsioni che in alcuni casi possono essere esposte con buoni risultati anche a 32.000 ISO.

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